Prestò la casa sul lago a una sconosciuta: sei mesi dopo trovò in giardino la madre scomparsa

Furono affissi volantini nei quartieri vicini, nei bar, nelle farmacie e nei supermercati.

Adriana assunse un investigatore privato, un ex ispettore di nome Silvio Grandi.

Silvio controllò le telecamere della zona e scoprì che Teresa era uscita alle sei e dieci del mattino.

Camminava da sola.

Non portava valigie.

Sembrava confusa.

Dopo due strade prive di telecamere, spariva.

«Le persone non si dissolvono», disse Adriana.

«No. Ma a volte prendono un autobus, salgono su una macchina o seguono un ricordo che nessun altro conosce.»

«Che significa?»

«Sua madre frequentava qualche posto legato al passato?»

Adriana pensò alla casa sul lago.

Una villetta vicino al Lago d’Iseo, acquistata da suo padre quando lei aveva tredici anni.

Lì avevano trascorso estati intere.

Lì Teresa e suo marito festeggiavano gli anniversari.

Adriana non ci andava da anni.

«Controllate anche quella.»

Silvio mandò qualcuno.

La casa risultava chiusa.

Nessun segno di ingresso.

Nessuno aveva visto Teresa in paese.

Dopo una settimana, Adriana tornò in ufficio.

Non perché stesse meglio.

Perché non sapeva più cosa fare.

L’azienda dipendeva da lei. Duecento famiglie aspettavano stipendi, ordini e decisioni.

Il suo collaboratore più fidato, Enrico Sala, la osservava con preoccupazione.

«Dovresti mangiare qualcosa.»

«Non ho fame.»

«Non dormi da giorni.»

«Dormirò quando troveranno mia madre.»

Enrico posò una cartella sulla scrivania.

«C’è anche la questione degli investitori stranieri.»

Adriana chiuse gli occhi.

Aveva dimenticato la trattativa più importante dell’anno.

Un accordo capace di salvare l’azienda da una crisi e permettere l’apertura di un nuovo stabilimento.

La partenza era prevista quella sera.

Tre mesi all’estero, forse meno.

«Rimandiamo», disse Enrico.

Adriana guardò la fotografia di suo padre sulla libreria.

«Non possiamo.»

«Tua madre è scomparsa.»

«La stanno cercando. Io qui non faccio altro che telefonare ogni ora e ostacolare tutti.»

«Non puoi partire in queste condizioni.»

«Devo.»

La parola le fece male.

“Devo” era stata la parola della sua vita.

Devo studiare.

Devo aiutare papà.

Devo salvare l’azienda.

Devo essere forte.

Devo fare bella figura.

«Se salta l’accordo, rischiamo di tagliare posti di lavoro», disse. «Non posso permetterlo.»

A casa preparò una valigia in fretta.

Lasciò a Marta tutti i contatti e pregò Silvio di continuare le ricerche.

«Mi telefoni a qualsiasi ora.»

«Lo farò.»

«Anche se trova solo una traccia.»

«Certamente.»

Durante il tragitto verso l’aeroporto, Adriana sentiva di tradire sua madre.

Eppure continuò.

Davanti al terminal, mentre trascinava la valigia, vide una giovane donna seduta su un muretto.

Avrà avuto trent’anni.

Portava un cappotto largo e consumato. I capelli scuri erano raccolti male. Tra le braccia stringeva un bambino avvolto in una coperta troppo leggera.

La gente passava accanto senza fermarsi.

Adriana guardò l’orologio.

Mancavano meno di quaranta minuti alla chiusura dell’imbarco.

Fece altri tre passi.

Poi si fermò.

Il bambino emise un lamento debole. La giovane lo cullò, coprendogli la testa con il proprio scialle.

Adriana tornò indietro.

«Serve aiuto?»

La donna sussultò.

«No, grazie.»

Aveva occhi grandi e scuri. Non c’era furbizia nel suo sguardo.

Solo vergogna.

«Ha un posto dove dormire?»

La giovane esitò.

«Troverò qualcosa.»

«Con un bambino così piccolo?»

«Ce la faremo.»

Adriana osservò le sue mani arrossate dal freddo.

Pensò a Teresa.

Forse sua madre era seduta da qualche parte, spaesata, mentre le persone le passavano accanto fingendo di non vedere.

Quell’idea le tolse il respiro.

Aprì la borsa e tirò fuori un mazzo di chiavi.

«Ho una casa sul lago, a circa un’ora da qui.»

La giovane la fissò senza capire.

«Io partirò per tre mesi. La casa è vuota. Può restarci con il bambino.»

«Come?»

«Ci sono letti, riscaldamento, una cucina. Nessuno la usa.»

«Lei non mi conosce.»

«È vero.»

«Potrei essere chiunque.»

«Anch’io potrei essere chiunque.»

La giovane guardò le chiavi, ma non le prese.

«Perché lo fa?»

Adriana sentì le lacrime premere dietro gli occhi.

«Mia madre è scomparsa.»

La voce le tremò.

«Non so dove sia. Non so se abbia freddo, se abbia mangiato o se qualcuno le abbia offerto una sedia.»

Inspirò profondamente.

«Voglio credere che, se una persona la incontrasse in difficoltà, non tirerebbe dritto. Perciò oggi non posso farlo io.»

Il bambino cominciò a piangere.

La giovane lo strinse al petto.

«Mi chiamo Serena. Lui è Tommaso.»

«Io sono Adriana.»

«Non so come ringraziarla.»

«Accetti le chiavi.»

Serena le prese lentamente.

Adriana chiamò il proprio autista, Nando, che non era ancora ripartito.

«Porta questa signora e il bambino alla casa sul lago.»

«Alla casa sul lago?»

«Sì. Poi comprate cibo, pannolini, latte e qualcosa di caldo.»

Nando rimase in silenzio per un momento.

«Va bene, signora Adriana.»

Serena piangeva senza fare rumore.

«Non rovinerò niente», promise.

«Non mi interessa la casa.»

Adriana guardò il bambino.

«Mi interessa che lui non dorma fuori.»

Prima di separarsi, Serena le strinse la mano.

«Troveranno sua madre.»

Adriana annuì, anche se non ci credeva più.

Durante il volo raccontò tutto a Enrico.

Lui la fissò incredulo.

«Hai consegnato le chiavi a una sconosciuta?»

«Sì.»

«Adriana, tu controlli persino le referenze di chi viene a cambiare una lampadina in ufficio.»

«Oggi non avevo bisogno di referenze.»

«E se approfittasse di te?»

«Allora perderò qualche mobile.»

Guardò fuori dal finestrino.

«Ho già perso qualcosa di molto più importante.»

Nando telefonò quella sera.

«Le ho sistemate. La signora Serena è educata. Mi ha detto che lavorava in amministrazione.»

«Perché era in strada?»

«Non ha raccontato molto. Ha solo detto che doveva allontanarsi dal marito e che non aveva nessuno.»

«Controlla ogni tanto che stiano bene.»

«Lo farò.»

Le trattative dovevano durare tre mesi.

Ne durarono sei.

Ogni clausola portava a una nuova riunione. Ogni accordo sembrava produrre un altro problema.

Adriana lavorava di giorno e chiamava casa ogni sera.

«Notizie di mamma?»

«Niente», rispondeva Marta.

Silvio continuò le ricerche per mesi.

Controllò stazioni, strutture sanitarie, parrocchie e paesi vicini.

Nulla.

La traccia di Teresa era svanita quella mattina di ottobre.

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