Prestò la casa sul lago a una sconosciuta: sei mesi dopo trovò in giardino la madre scomparsa

Adriana firmava contratti, sorrideva ai tavoli delle trattative e teneva discorsi sulla solidità dell’azienda.

La sera, nella camera d’albergo, ascoltava vecchi messaggi vocali di sua madre.

“Ricordati di mettere la sciarpa.”

“Domenica viene tua zia.”

“Ho preparato la parmigiana.”

Frasi che un tempo le sembravano soffocanti ora erano il rumore più prezioso del mondo.

Dopo tre mesi, Silvio le disse la verità.

«Non ho più piste concrete.»

«Continui.»

«Continuerò, ma non voglio illuderla.»

Adriana chiuse la chiamata e rimase a lungo seduta sul letto.

Per la prima volta accettò la possibilità che sua madre non sarebbe tornata.

Il dolore non diminuì.

Semplicemente imparò a camminarle accanto.

Sei mesi dopo, l’accordo fu finalmente firmato.

L’azienda era salva.

Enrico stappò una bottiglia con gli altri collaboratori.

Adriana sollevò il bicchiere, ma non riuscì a festeggiare.

Al ritorno, appena uscita dall’aeroporto, Enrico le domandò:

«Vai a casa?»

Adriana stava per rispondere di sì.

Poi ricordò Serena.

«Vado al lago.»

«Adesso?»

«Le ho lasciato la casa per tre mesi. Ne sono passati sei.»

Chiamò Nando.

Durante il viaggio, l’autista parlò con entusiasmo.

«Serena è una donna d’oro. Ha trovato lavoro nel negozio di alimentari del paese. Tiene la casa meglio di come l’abbiamo mai tenuta noi.»

«E Tommaso?»

«Cammina. Dice qualche parolina. È diventato il cocco di tutti.»

Adriana sorrise per la prima volta da settimane.

«Serena non ha mai chiesto soldi?»

«Mai. Anzi, ogni volta che porto qualcosa protesta.»

La città lasciò spazio alla pianura, poi alle colline.

La casa apparve dietro una fila di pini.

Il cancello era stato ridipinto.

Le aiuole erano piene di gerani. Alle finestre c’erano tende nuove, semplici e chiare.

Il posto sembrava vivo.

Adriana scese dall’auto.

Sentì il profumo del sugo provenire dalla cucina e una risata di bambino dal giardino.

«Serena?» chiamò.

Nessuna risposta.

Girò intorno alla casa.

Vicino al piccolo pontile c’era un pergolato.

Sotto, una donna anziana sedeva su una poltrona di vimini con Tommaso sulle ginocchia.

Gli indicava due anatre nell’acqua.

Il bambino batteva le mani, felice.

Adriana si fermò.

Il corpo smise di obbedirle.

Conosceva quelle spalle.

Quel modo di inclinare la testa.

Quelle mani sottili che avevano impastato il pane, cucito bottoni e accarezzato la sua fronte durante le febbri dell’infanzia.

«Mamma.»

La parola uscì spezzata.

L’anziana si voltò.

Era Teresa.

Più magra, con i capelli sciolti sulle spalle e un cardigan azzurro.

Viva.

Adriana fece un passo.

Poi un altro.

«Mamma, sono io.»

Teresa la osservò con gentile curiosità.

«Ci conosciamo?»

Adriana sentì il mondo crollarle addosso.

«Sono Adriana.»

La madre sorrise educatamente.

«Mi dispiace, signora. Non ricordo.»

In quel momento Serena uscì dalla cucina con una pentola tra le mani.

«Adriana! È tornata!»

La pentola quasi le scivolò quando vide l’espressione della donna.

«Quella è mia madre.»

Serena guardò Teresa.

Poi Adriana.

«Sua madre?»

«È scomparsa sei mesi fa.»

Adriana cominciò a piangere.

«L’abbiamo cercata dappertutto.»

Serena posò la pentola sul tavolo.

«Dio mio.»

«Come è arrivata qui?»

Serena prese Adriana per un braccio e la fece sedere.

«Quattro giorni dopo il mio arrivo sono uscita con Tommaso. Vicino al ponte ho visto una signora ferma sul ciglio della strada.»

Guardò Teresa.

«Sembrava perduta. Le ho chiesto dove dovesse andare. Continuava a ripetere: “La casa di Ernesto. Devo tornare alla casa di Ernesto”.»

Ernesto era il padre di Adriana.

«Le ho domandato quale casa. Lei ha descritto il cancello verde, i pini, il laghetto.»

Serena indicò la villetta.

«Quando siamo arrivate qui, è scoppiata a piangere. Diceva di conoscere ogni stanza.»

Adriana si portò una mano alla bocca.

«Perché non hai chiamato qualcuno?»

«Non sapeva dire il cognome. Non ricordava il numero di telefono. Diceva di chiamarsi Teresa, ma parlava quasi soltanto del marito e di quando erano giovani.»

Serena abbassò lo sguardo.

«L’ho accompagnata dal medico del paese. Ha consigliato esami più approfonditi, ma lei aveva paura e si rifiutava di andare in ospedale.»

«E tu l’hai tenuta qui?»

«Non potevo lasciarla sola.»

Serena guardò Tommaso, che giocava con un bottone del cardigan di Teresa.

«Lei ha aiutato me. Io ho aiutato lei.»

Adriana fissò la madre.

Teresa rideva con il bambino.

Una risata leggera, quasi giovane.

«Non si ricorda di me.»

«Ricorda suo marito, questa casa e alcuni episodi lontani.»

«Ma non sua figlia.»

Serena le prese la mano.

«Mi dispiace.»

Adriana scosse la testa.

«Tu l’hai salvata.»

«Ha salvato anche noi.»

Serena raccontò che Teresa l’aiutava a cucinare e a badare al bambino mentre lei lavorava.

Tommaso la chiamava “nonna Tere”.

La gente del paese aveva accolto quella famiglia strana senza fare troppe domande.

Il panettiere lasciava il pane invenduto.

La vicina portava le uova.

Il proprietario del negozio permetteva a Serena di lavorare con orari flessibili.

Il medico passava ogni tanto a controllare Teresa.

Una piccola rete di persone comuni aveva fatto ciò che nessuna grande organizzazione era riuscita a fare: aveva tenuto al sicuro una donna smarrita.

«Perché eri in aeroporto quella sera?» chiese Adriana.

Serena inspirò lentamente.

«Ero scappata da mio marito.»

Non entrò nei dettagli.

Disse solo che, dopo la nascita di Tommaso, l’uomo era diventato aggressivo e controllava ogni sua scelta.

Le impediva di lavorare, di vedere gli amici e di gestire il denaro.

Serena aveva risparmiato piccole somme per mesi.

Poi era fuggita con il bambino e una borsa.

«Pensavo di trovare un centro dove chiedere aiuto. Ma avevo paura che lui ci rintracciasse.»

«Ti sta cercando?»

«Non lo so.»

Adriana strinse le labbra.

«Non devi più nasconderti da sola.»

«Cosa significa?»

«Significa che avrai assistenza legale, un lavoro regolare e un posto sicuro.»

Serena scosse la testa.

«Ha già fatto troppo.»

«Tu hai tenuto in vita mia madre.»

«Avrebbe fatto lo stesso chiunque.»

Adriana guardò verso il lago.

«No. Non chiunque.»

Si alzò e si avvicinò a Teresa.

«Posso sedermi accanto a lei?»

«Certo», rispose l’anziana.

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