Il giudice umiliò un ragazzo davanti a tutti, poi una telefonata fece gelare l’intera aula del tribunale

«Ho iniziato questa ricerca perché nel quartiere di via delle Fornaci respirare sembra costare più fatica che altrove.»

La voce gli tremò soltanto sulla prima frase.

Poi divenne salda.

Descrisse i punti di rilevazione, gli orari, il metodo usato per evitare errori. Disegnò a mano una mappa su un blocco prestato da un commissario.

Spiegò che nei quartieri popolari la concentrazione di particelle risultava quasi tre volte superiore rispetto alle zone residenziali.

Le segnalazioni dei cittadini erano numerose.

I controlli ufficiali, invece, erano molto meno frequenti.

«I problemi vengono denunciati in tutta la provincia», concluse. «Ma non vengono affrontati nello stesso modo in tutti i quartieri.»

Nessuno guardava più l’orologio.

Quando Youssef finì, il presidente della commissione si alzò.

«Hai trasformato una situazione ingiusta in una presentazione straordinaria.»

Gli altri applaudirono.

Elena aveva gli occhi lucidi.

«Vogliamo invitarti alla conferenza regionale del mese prossimo», disse il presidente. «Ma prima dobbiamo recuperare il tuo materiale.»

Youssef tornò nell’aula quattro.

Valenti stava ascoltando un caso minore.

Il primo imputato, un commerciante ben vestito, venne lasciato parlare con calma. Il giudice lo chiamò per cognome e gli concesse una sospensione.

La donna successiva, arrivata con una giacca consumata e una borsa della spesa, fu interrotta almeno cinque volte.

Youssef osservò tutto in silenzio.

Quando l’aula si svuotò, si avvicinò.

«Signor giudice, ho terminato la presentazione. Vorrei riprendere il progetto.»

«Non oggi.»

«Quando?»

«Quando la sicurezza avrà finito.»

«Potrebbero volerci ore?»

«Giorni. Forse settimane.»

Elena intervenne.

«L’attrezzatura contiene dati irripetibili.»

Valenti alzò le spalle.

«Non è un mio problema.»

Youssef ringraziò educatamente e uscì.

Nel cortile chiamò lo zio Giacomo.

«Mi serve un consiglio. Hanno trattenuto il mio progetto senza darmi un verbale.»

«Scrivi tutto», rispose lo zio. «Orari, nomi, frasi precise. Non affidarti alla memoria.»

La mattina seguente, durante la lezione di fisica, il telefono di Youssef vibrò.

Il messaggio proveniva da un numero sconosciuto.

“Il tuo dispositivo è stato classificato come materiale da eliminare. Domani mattina verrà distrutto. Non dire che te l’ho scritto.”

Youssef sentì lo stomaco chiudersi.

Provò a chiamare suo padre.

Ancora segreteria.

Andrea Diop era fuori città per una conferenza e, quando lavorava, teneva spesso il telefono spento.

Youssef gli lasciò un messaggio.

«Papà, la situazione è più seria del previsto. Chiamami appena puoi.»

Dopo la scuola tornò al tribunale.

Rinaldi lo fermò all’ingresso.

«Di nuovo tu?»

«Il mio progetto verrà distrutto domani.»

«Ordini del giudice.»

«Posso almeno recuperare la memoria con i dati? È un componente blu, grande come una moneta.»

«Nessuno tocca il materiale sequestrato.»

«Non esiste nemmeno un verbale di sequestro.»

Rinaldi abbassò la voce.

«Ascoltami. Ho tre anni alla pensione. Non farmi entrare in questa storia.»

Youssef lo guardò.

«Vale la pena distruggere il lavoro di un ragazzo per non avere problemi con un giudice?»

L’uomo distolse gli occhi.

Quella sera Youssef lavorò nel garage di casa.

Sul vecchio banco di suo nonno ricostruì i collegamenti usando pezzi di ricambio. Sua madre, Lucia, lo osservava dalla porta con una tazza di latte caldo tra le mani.

«Forse dovresti lasciar perdere.»

«Non posso.»

«È solo un progetto scolastico.»

Youssef posò il saldatore.

«Non è più soltanto quello. Il tribunale si trova proprio dentro una delle zone con i valori peggiori. E il giudice ha iniziato a fare domande sulla mia famiglia prima ancora di leggere i dati.»

Lucia impallidì.

«Pensi che sappia qualcosa?»

«Non lo so. Ma so che voleva impedirmi di parlare.»

La domenica, a pranzo, la famiglia si riunì a casa della nonna Teresa.

C’erano le lasagne, il pollo arrosto e il servizio di piatti buoni che usciva dalla credenza soltanto nelle occasioni importanti.

La televisione era accesa senza volume.

Per anni Teresa aveva parlato del giudice Valenti come di un uomo rispettabile.

«Lo vedevo sempre alla processione», diceva. «Sempre elegante, sempre con una parola gentile.»

Quando Youssef raccontò ciò che era accaduto, la nonna rimase con la forchetta sospesa.

«Quello che saluta tutti in piazza?»

«Proprio lui.»

Teresa appoggiò lentamente la forchetta.

«Vedi, figliolo, noi della mia generazione abbiamo passato la vita a preoccuparci della bella figura. La tovaglia pulita, la porta lucida, il sorriso davanti ai vicini. Ma dietro certe porte ordinate c’è più sporco che in una stalla.»

Nessuno parlò per qualche secondo.

Poi la nonna gli prese la mano.

«Tu non abbassare la testa. Però non diventare come lui. Combatti senza perdere la dignità.»

Il mattino successivo Youssef arrivò davanti al tribunale prima dell’apertura.

Aveva con sé copie autenticate della lettera d’invito, dei documenti scolastici e delle ricevute dei componenti.

Quando Valenti scese dall’auto, lo vide sui gradini.

«Sei ancora qui?»

«Ho presentato una richiesta formale per la restituzione del materiale.»

Il giudice sfogliò appena le carte.

«Depositala in cancelleria.»

«Il progetto dovrebbe essere distrutto questa mattina.»

«Non è una mia competenza.»

«Lei ne ha ordinato il trattenimento.»

Valenti gli si avvicinò.

«Mi stai minacciando?»

«No. Sto esercitando un mio diritto.»

«Tu non hai alcun potere qui dentro.»

Youssef respirò lentamente.

«Il tribunale non appartiene a lei. Appartiene ai cittadini.»

Il volto di Valenti diventò rosso.

«Rinaldi! Questo ragazzo sta creando disordine. Portatelo fuori.»

«Sono fermo e sto parlando a voce bassa.»

Valenti indicò i documenti.

«Potrebbero essere falsi. Confiscateli.»

Rinaldi esitò.

«Signor giudice, sembrano copie regolari.»

«Ho dato un ordine.»

Valenti si avvicinò al viso di Youssef.

«Pensi che qualche foglio possa salvarti? Qui non sei nessuno.»

Un’impiegata uscì di corsa dall’atrio.

«Giudice Valenti, c’è una telefonata urgente per lei.»

«Chi è?»

«Non hanno voluto dirlo. Hanno chiesto soltanto che rispondesse immediatamente.»

Valenti entrò senza salutare.

Youssef rimase sui gradini.

Rinaldi guardò verso la porta, poi sussurrò:

«Lascia perdere. Quell’uomo distrugge chiunque gli si metta contro.»

«Allora qualcuno deve essere il primo a non spostarsi.»

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