«Lei sta rendendo tutto più difficile,» disse a Samuele.
«Forse era difficile già prima.»
«Ci sono bambini che aspettano mesi. Famiglie disponibili pochissime. Educatori che saltano i riposi. Non esiste la soluzione perfetta.»
«Non sto chiedendo quella perfetta.»
«Allora cosa chiede?»
«Tre giorni.»
«Per fare cosa?»
«Per verificare seriamente se quei due possono essere accolti insieme.»
La responsabile scosse la testa.
«Nicolò rischia di perdere un’occasione concreta.»
Samuele pensò a Bruno.
Alla coperta di lana.
Alla mano di Ruggero sulla sua spalla.
Alla sensazione di essere stato salvato senza essere trattato come un pacco da spostare.
«E se invece il prezzo dell’occasione fosse troppo alto?»
«Non faccia del suo passato un regolamento.»
Colpo pulito.
Samuele non rispose.
Quella sera andò a trovare Ruggero.
Viveva ancora nella stessa casa ai margini del paese, con un orto storto, un garage pieno di attrezzi e una fotografia di Bruno sopra la credenza.
Era invecchiato molto.
Settantanove anni.
Camminava più piano.
Ma gli occhi erano gli stessi.
Samuele gli raccontò tutto.
Ruggero ascoltò senza interromperlo.
«Quindi?» chiese alla fine Samuele. «Che cosa faresti?»
Ruggero alzò le spalle.
«Alla mia età uno dovrebbe avere risposte sagge. Invece ho solo più dubbi.»
Samuele sorrise.
«Molto utile.»
«Però una cosa la so.»
Ruggero indicò la foto di Bruno.
«Essere al sicuro non significa sempre sentirsi interi.»
Samuele abbassò gli occhi.
«E un’altra cosa.»
«Dimmi.»
«Non trasformare ogni bambino nel bambino che eri tu.»
Samuele rimase zitto.
Quella faceva male perché era vera.
Ruggero si versò altro caffè.
«Tu, quella notte, pensavi che Bruno fosse l’unica cosa al mondo tra te e il pericolo.»
«Lo era.»
«No.»
Samuele lo guardò.
«Era la prima cosa di cui ti fidavi. È diverso.»
Ruggero batté un dito sul tavolo.
«Quando salvi un bambino, non basta portarlo via da ciò che gli fa paura. Devi stare attento a non strappargli anche l’unica cosa che gli dà coraggio.»
La sera successiva arrivò un’altra chiamata.
Chiara e Nicolò erano scappati di nuovo.
Stavolta pioveva così forte che alcune strade erano già allagate.
Samuele corse verso la zona industriale.
Rocco era agitato.
La radio segnalava pattuglie in arrivo da più direzioni.
Samuele prese anche il vecchio apparecchio che Ruggero gli aveva fatto montare anni prima.
«Canale diciannove. Qui Samuele. Due ragazzi dispersi nella zona dei magazzini. Se qualcuno è nei paraggi, occhi aperti. Niente inseguimenti. Niente clacson. Solo segnalazioni.»
Una voce rispose.
«Sono Carlo. Sto scaricando vicino al cavalcavia.»
Un’altra.
«Qui Enzo. Tengo d’occhio la strada sud.»
Poi una terza.
Samuele riconobbe quella voce immediatamente.
Più roca di vent’anni prima.
«Ferro Vecchio presente.»
«Ruggero, che diavolo ci fai fuori a quest’ora?»
«Quello che faccio da cinquant’anni. Mi faccio i fatti degli altri.»
Samuele quasi rise.
Poi Rocco abbaiò.
Aveva trovato lo zaino di Nicolò.
Le tracce portavano verso un sottopasso.
L’acqua stava salendo.
Samuele corse.
Li vide trenta metri più avanti.
Chiara era aggrappata a una ringhiera.
Con l’altro braccio teneva Nicolò.
L’acqua arrivava alle loro ginocchia e continuava ad aumentare.
«Non venire!» urlò lei.
«Chiara, guardami!»
«Non lasciarmi!»
Era quello che stava veramente dicendo.
Non lasciarmi.
Non prendere lui.
Non decidere adesso.
Non farmi perdere ancora.
Rocco entrò nell’acqua.
«Piano!»
Ma il cane aveva già visto Nicolò.
Il bambino allungò una mano.
Un piede scivolò.
Chiara perse l’equilibrio.
Samuele si buttò avanti.
Afferrò Nicolò per il giubbotto mentre Rocco gli si piazzava contro, facendo da appoggio.
Poi Chiara perse la presa.
Per un secondo sparì nell’acqua scura.
Samuele la prese per il polso.
«Ti tengo!»
Chiara urlò.
«Lo dite sempre!»
Quelle tre parole gli entrarono dentro più del freddo.
Lo dite sempre.
Gli adulti.
Gli educatori.
Le famiglie.
Gli agenti.
Gli assistenti.
Ti tengo.
Ci penso io.
Vedrai.
Poi basta una firma e cambia tutto.
Samuele strinse più forte.
Qualcuno dall’alto lanciò una corda.
«Agganciala!»
Ruggero.
Dietro di lui c’erano tre camionisti.
Un meccanico del deposito.
Due uomini del quartiere arrivati con torce e giubbotti impermeabili.
Nessun eroe.
Solo persone che avevano sentito che due ragazzi erano nei guai.
Insieme tirarono fuori Chiara.
Poi Nicolò.
Poi Samuele.
Rocco uscì per ultimo e si scrollò l’acqua addosso a tutti.
Per qualche secondo nessuno parlò.
Nicolò strisciò verso la sorella.
«Non voglio andarci senza di te.»
Chiara lo abbracciò.
«Lo so.»
«Non mi interessano i biscotti.»
«Bugia.»
«Un po’ sì.»
Lei rise piangendo.
Marta arrivò poco dopo.
Quando vide i due ragazzi vivi, seduti nel fango uno accanto all’altra, si mise le mani sul viso.
Poi si inginocchiò davanti a Chiara.
«Mi dispiace.»
Chiara la fissò.
«Continuate a chiedermi di stare calma mentre decidete tutto prima che io riesca perfino a capire cosa sto perdendo.»
Clicca il pulsante qui sotto per leggere la prossima parte della storia.





