«Ha usato il coefficiente per gli immobili commerciali anche nella parte residenziale.»
L’uomo osservò il foglio.
«È una piccola imprecisione.»
«Un’imprecisione che aumenta le entrate previste del ventiquattro per cento.»
Valenti si alzò.
«Obiezione. La signora sta interpretando dati economici che chiaramente non comprende.»
Il presidente Ferri batté la penna sul tavolo.
«Avvocato Valenti, questo è l’ultimo richiamo.»
La mattina seguente, Valenti arrivò accompagnato dal socio anziano del suo studio.
Voleva recuperare prestigio.
Chiamò un funzionario tecnico che dichiarò che la Casa del Glicine non rispettava diciassette norme.
Impianto elettrico.
Accessibilità.
Uscite di sicurezza.
Costo stimato dei lavori: due milioni e mezzo.
Eleonora pose una domanda.
«Quando ha visitato personalmente l’edificio?»
Il funzionario si schiarì la voce.
«Ho esaminato le relazioni.»
«La mia domanda era diversa.»
«Non sono entrato nell’edificio.»
«Le relazioni che ha utilizzato risalgono a sette anni fa?»
«Alcune.»
«Da allora sono stati rifatti l’impianto elettrico, l’ascensore e le uscite di emergenza.»
«Non mi risulta.»
Giulia sollevò le fatture e i certificati.
«Sono nel fascicolo da tre mesi.»
Il funzionario abbassò lo sguardo.
Valenti intervenne.
«Anche ammesso che alcuni lavori siano stati eseguiti, la sentenza Benedetti stabilisce che la sicurezza pubblica prevale sulla protezione culturale.»
Lesse un passaggio.
Poi guardò Eleonora con aria di sfida.
«L’unica eccezione fu limitata dal cosiddetto emendamento Roversi, che richiede il finanziamento completo dei lavori prima della domanda edilizia.»
Eleonora rimase immobile.
Giulia vide un cambiamento quasi impercettibile nel suo viso.
Non rabbia.
Decisione.
«Non esiste alcun emendamento Roversi», disse Eleonora.
Valenti rise.
«Signora Bianchi, è un principio ampiamente conosciuto.»
«Non esiste.»
«Forse ai suoi tempi la normativa era diversa.»
«Ai miei tempi?»
«La materia si è evoluta. È comprensibile che lei non sia aggiornata.»
Eleonora si alzò.
Questa volta non prese il bastone.
Appoggiò entrambe le mani sul tavolo.
«So con assoluta certezza che non esiste alcun emendamento Roversi perché fui io a rappresentare la parte ricorrente nella causa Benedetti contro Valleverde.»
Valenti smise di sorridere.
Eleonora aprì la busta.
«In seguito, quando venni nominata magistrata della Suprema Corte amministrativa, fui io a redigere la motivazione definitiva della sentenza che lei continua a citare.»
Nell’aula si levò un’ondata di voci.
Il presidente Ferri non batté il martelletto.
Non ce n’era bisogno.
Bastò che sollevasse gli occhi.
Il silenzio tornò immediatamente.
Eleonora consegnò i documenti al cancelliere.
C’erano la sentenza originale, la bozza con le sue annotazioni e una fotografia ufficiale di molti anni prima.
Eleonora, più giovane, sedeva al centro di un collegio di magistrati.
«Per dodici anni sono stata presidente di sezione della Suprema Corte amministrativa», continuò.
«Ho partecipato alla stesura della legge regionale sulla tutela dei luoghi di valore sociale. Cinque anni fa ho lasciato ogni incarico per occuparmi della Casa del Glicine.»
Il colore abbandonò il volto di Valenti.
Il socio anziano seduto dietro di lui chiuse lentamente gli occhi.
Sul muro della sala riunioni del loro studio era appesa una fotografia di Eleonora durante una premiazione.
Valenti era passato davanti a quel ritratto centinaia di volte.
Non l’aveva riconosciuta.
Non aveva nemmeno controllato il suo nome.
«Non ero a conoscenza del suo passato, Presidente Bianchi», balbettò.
«Ed è proprio questo il problema.»
Eleonora lo guardò senza trionfo.
«Il suo comportamento non avrebbe dovuto dipendere dal mio passato.»
Valenti abbassò gli occhi.
«Se avessi saputo—»
«Mi avrebbe trattata diversamente.»
«Certamente.»
«Allora non ha capito.»
Eleonora fece una pausa.
«La cortesia non è un premio riservato alle persone importanti. Ogni cittadino che entra in un tribunale merita rispetto, anche se porta scarpe consumate, parla piano o ha bisogno di un bastone.»
Nessuno si mosse.
«Lei ha visto una donna anziana e ha deciso che fosse ignorante. Non ha studiato chi aveva davanti perché non mi riteneva degna nemmeno della sua preparazione professionale.»
Il presidente Ferri esaminò i documenti.
«Presidente Bianchi, perché non ha dichiarato subito le sue qualifiche?»
«Perché volevo che la causa fosse decisa sui fatti, non sulla mia reputazione.»
Eleonora richiuse la cartella.
«Ma l’avvocato Valenti ha inventato una modifica normativa inesistente. A quel punto non potevo permettere che l’orgoglio personale alterasse la verità giuridica.»
Il socio anziano afferrò Valenti per il gomito durante la pausa.
Nel corridoio parlò a denti stretti.
«Hai umiliato una delle magistrate più rispettate della sua generazione.»
«Non lo sapevo.»
«Perché non hai fatto la ricerca più elementare.»
«Sembrava una pensionata del quartiere.»
Il socio lo fissò.
«Era una pensionata del quartiere. Ed era comunque tua responsabilità trattarla con rispetto.»
Dentro l’aula, Eleonora consegnò a Giulia un secondo fascicolo.
«Che cos’è?»
«Visure, passaggi di proprietà, società collegate.»
Giulia sfogliò le pagine.
Sette società con nomi differenti avevano acquistato immobili in quartieri popolari.
Tutte conducevano allo stesso gruppo.
Le offerte presentate alle famiglie erano molto più basse di quelle pagate per edifici simili nelle zone benestanti.
In alcuni casi, gli anziani erano stati convinti a vendere con la minaccia di lavori obbligatori.
In altri, piccole attività avevano ricevuto lettere che annunciavano demolizioni mai autorizzate.
«Da quanto tempo raccogli queste informazioni?» chiese Giulia.
«Da quando hanno iniziato a bussare alle porte dei nostri vicini.»
«Perché non me l’hai detto?»
«Perché prima volevo essere certa.»
Quando l’udienza riprese, Giulia presentò il quadro completo.
La voce le tremava all’inizio.
Poi incontrò lo sguardo della nonna.
Si raddrizzò.
«Queste acquisizioni non sono episodi isolati. Sono parte di una strategia coordinata per comprare a basso prezzo edifici occupati da persone anziane, famiglie indebitate e piccole associazioni.»
Mostrò le mappe.
«Nelle zone più ricche, la stessa società ha pagato prezzi superiori al mercato. Nei quartieri popolari ha utilizzato società differenti per impedire ai proprietari di riconoscere lo schema.»
I dirigenti immobiliari smisero di prendere appunti.
Il socio anziano chiese un colloquio riservato.
Il gruppo era disposto a ritirare immediatamente il progetto.
«Non basta», disse Eleonora.
«La Casa del Glicine non è l’unico edificio coinvolto.»
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