Ludovica si sedette.
«Voglio aiutarti. Ma devi comprendere una cosa sulla nostra famiglia.»
«Quale?»
«Ho assunto Beatrice tre anni fa, quando ho capito che Riccardo voleva sposarti.»
Arianna sentì il gelo salirle lungo la schiena.
«L’hai messa tu nella sua vita?»
«Doveva essere una distrazione. Credevo che Riccardo si sarebbe stancato.»
«Hai organizzato tutto.»
«Ho protetto il nostro nome.»
«Perché sono nera.»
Ludovica non negò.
«Perché non sei come noi. Ogni pranzo, ogni fotografia, ogni evento diventava una spiegazione da dare. La gente parlava.»
Arianna rise senza allegria.
«Quindi avete distrutto una famiglia per evitare i pettegolezzi.»
«La bella figura è ciò che permette a certe famiglie di sopravvivere.»
«No. La bella figura è il lenzuolo pulito steso sopra la muffa.»
Il sorriso di Ludovica si spense.
«Firma i documenti. Prendi il denaro e scompari.»
«E se rifiuto?»
«Farò in modo che tua figlia trovi ogni porta chiusa. Scuole, lavoro, amicizie. Non hai idea di quanto arrivi lontano il nostro nome.»
Si alzò.
«Hai ventiquattro ore.»
Quando la porta si richiuse, il telefono di Arianna squillò.
Era Marco.
«Non parlare. Ascolta.»
La sua voce era calma.
«La causa contro la nostra società è inventata.»
«Che cosa stai dicendo?»
«Abbiamo lasciato circolare la notizia. Volevamo che i Valenti ci credessero deboli.»
«Perché?»
«Sappiamo di Beatrice da due anni. Da sei mesi sappiamo che Ludovica stava preparando qualcosa contro di te.»
Arianna chiuse gli occhi.
«E non mi avete detto niente.»
«Ti avremmo persa. E non avevamo ancora le prove.»
Marco fece una pausa.
«Domenica ci sarà un pranzo nella tenuta dei Valenti in Maremma. Lo chiamano il pranzo della nuova era.»
«Una celebrazione della mia rovina.»
«Vai.»
«Per farmi umiliare ancora?»
«Per lasciargli credere di aver vinto.»
«E poi?»
La voce di Marco diventò fredda.
«Poi faremo cadere la loro bella figura davanti a tutti.»
La tenuta dei Valenti occupava ettari di colline, vigne e boschi.
La villa principale dominava la campagna come una fortezza.
C’era una cappella privata, una piscina, una scuderia e perfino una pista d’atterraggio usata dagli ospiti più importanti.
Il pranzo si teneva la domenica.
Il giorno sacro delle famiglie italiane.
Quello in cui si mangia troppo, si sorridono persone che non si sopportano e si nascondono i rancori sotto piatti di porcellana.
Centocinquanta invitati sedevano sulla terrazza.
Al centro, Beatrice indossava di nuovo il bianco.
«La fondazione entra in una nuova fase», annunciò.
«Riccardo e io siamo felici di comunicare che aspettiamo un bambino.»
Partì un applauso.
Ludovica si asciugò una lacrima finta con un fazzoletto ricamato.
Arianna osservava dal fondo della terrazza.
Beatrice la vide.
«Sicurezza. C’è una persona non invitata.»
«Non sono qui per creare problemi», disse Arianna.
«Sono qui per guardare.»
«Guardare cosa?»
Beatrice sorrise.
«La tua completa irrilevanza?»
«No.»
Arianna posò una mano sul ventre.
«La tua.»
Il rumore arrivò dal cielo.
Prima lontano.
Poi sempre più profondo.
Gli invitati alzarono lo sguardo.
Un jet nero stava scendendo verso la pista privata.
Riccardo si alzò di scatto.
«Chi ha autorizzato l’atterraggio?»
Un assistente gli si avvicinò pallido.
«Nessuno. Ci hanno comunicato che sarebbero atterrati.»
L’aereo toccò terra.
Il portellone si aprì.
Scese Marco Bellini, quarantasei anni, amministratore di uno dei maggiori gruppi logistici privati d’Europa.
Dietro di lui arrivò Luca, fondatore di un fondo d’investimento che gestiva miliardi.
Per ultimo Andrea, avvocato specializzato in discriminazioni, frodi societarie e tutela delle persone vulnerabili.
Un’auto li portò dalla pista alla terrazza.
Marco scese per primo.
«Riccardo Valenti.»
La sua voce attraversò il silenzio.
«Non ci siamo mai presentati formalmente.»
Riccardo lo fissò.
«Chi siete?»
«Marco Bellini. Loro sono Luca e Andrea.»
Indicò Arianna.
«E la donna che avete cercato di distruggere è nostra sorella.»
Il respiro collettivo degli invitati sembrò un vento improvviso.
Marco continuò.
«La causa contro la nostra società non esiste. Abbiamo lasciato credere che fossimo distratti.»
Riccardo impallidì.
Luca mostrò il telefono.
«Da ventitré minuti tutti i contratti tra il nostro gruppo e le società Valenti sono sospesi per verifica. Quarantadue milioni di euro l’anno.»
«Non potete farlo.»
«Lo abbiamo appena fatto.»
Andrea aprì la valigetta.
«Abbiamo diciassette bonifici effettuati da Ludovica Valenti a Beatrice Rinaldi negli ultimi tre anni.»
Ludovica si alzò.
«Assurdo.»
«Due milioni e trecentomila euro.»
Andrea appoggiò un dispositivo sul tavolo.
«Abbiamo registrazioni, messaggi e testimonianze di sei dipendenti. Descrivono il piano per isolare Arianna, toglierle la fondazione e distruggerne la reputazione.»
Il volto di Ludovica diventò grigio.
Andrea guardò Beatrice.
«Conosciamo anche il vero motivo per cui ti sei avvicinata ai Valenti.»
Beatrice smise di sorridere.
«Tuo padre aveva perso la sua azienda dopo una gara commerciale contro la nostra famiglia. Hai deciso che Arianna sarebbe stata il modo più semplice per vendicarti.»
«Voi avete distrutto mio padre.»
«Abbiamo vinto una gara regolare. Il dolore che hai provato era reale. Ma quello che hai fatto ad Arianna è stata una tua scelta.»
Marco estrasse un altro documento.
«E c’è qualcosa che riguarda te, Riccardo.»
Era un vecchio accordo preliminare.
Anni prima, Riccardo aveva cercato di vendere parte del gruppo Valenti ai fratelli Bellini.
«Poi hai conosciuto Arianna», disse Marco.
«Hai capito chi era sua sorella. Hai pensato che sposarla fosse più conveniente che vendere.»
Arianna guardò il marito.
«Mi hai cercata per arrivare a loro?»
Riccardo non rispose.
Ancora una volta, il suo silenzio disse tutto.
Le sirene si sentirono lungo il viale.
La commissaria Elena Ferri arrivò con alcuni agenti.
Si fermò davanti a Beatrice.
«Deve seguirci per l’aggressione avvenuta durante la serata di beneficenza.»
«Riccardo, fai qualcosa.»
Lui non si mosse.
Beatrice venne accompagnata via sotto gli occhi degli invitati.
I telefoni riprendevano ogni istante.
Andrea si rivolse a Ludovica.
«Lei sarà chiamata a rispondere in sede civile e penale per quanto emergerà dalle indagini.»
«Sapete chi sono?»
«Sì», disse Andrea.
«È una donna che ha speso tre anni e milioni di euro per distruggere il matrimonio di suo figlio perché non accettava una nuora nera.»
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